Nella vibrante Torino degli anni ’80 – una città ricca di cultura, eleganza e del battito inarrestabile della FIAT – lo stile scorreva naturalmente sotto i suoi infiniti portici. Ogni domenica, la città tratteneva il respiro tra la passione del Torino e la potenza della Juventus, mentre i suoi caffè e atelier risuonavano di conversazioni su arte, design e moda. Legata a Parigi da un dialogo creativo di lunga data, Torino si ergeva come uno dei più raffinati crocevia di idee e ispirazioni d’Italia. È in questo mondo di bellezza e slancio che Daniela è cresciuta, ha imparato e ha plasmato la sua sensibilità per l’alta gioielleria. Rapida ad assorbire il ritmo sofisticato della città, è presto diventata responsabile degli acquisti per una rinomata catena di gioiellerie, un ruolo che le ha aperto le porte delle più prestigiose maison di alta gioielleria italiane. Quegli anni hanno affinato il suo occhio per l’eccellenza: ha imparato a leggere la maestria artigianale dietro un pezzo, a percepirne la storia e a selezionare gioielli che incarnano la vera arte italiana. Dopo molte stagioni vissute a un ritmo urbano intenso, la vita ha rivelato un nuovo orizzonte: Alassio. Un gioiello della costa ligure, un amato rifugio invernale e un’icona estiva conosciuta in tutta Europa per il suo litorale dorato che si estende dolcemente da Capo Santa Croce a Capo Mele. Una città nata dal leggendario amore di Adelasia, affacciata sul mare e a pochi passi dalla Costa Azzurra e da Monte Carlo, un luogo dove l’artigianato italiano è celebrato, vissuto e profondamente sentito.
La storia di Tamara inizia nella quieta meraviglia dell’infanzia, quando suo padre la mandò a studiare a Venezia, una città dove la bellezza sembra sorgere dall’acqua stessa. Lì, all’ombra delle antiche mura del convento, le sue giornate si svolgevano tra tessuti ricamati, perline e piccoli laboratori pomeridiani. Osservava, affascinata, gli artigiani di tutto il mondo che plasmavano delicati fili di metallo in creazioni luminose. Mentre gli altri bambini giocavano, Tamara rimaneva immobile, con gli occhi brillanti, assorbendo ogni gesto come se fosse un linguaggio segreto destinato solo a lei. Ogni volta che poteva, cercava di creare qualcosa di suo: piccoli esperimenti, minuscoli tesori realizzati con l’audacia della giovinezza. Crescendo, la vita la invitava a percorrere strade diverse: studiava, diventava segretaria, padroneggiava i calcoli meccanici, lavorava in ufficio, imparava il ritmo del commercio. Amava la musica, le serate di risate, la spensierata dolcezza della sua età. Ma per quanto lontano camminasse, l’arte non smetteva mai di chiamarla per nome. A soli vent’anni, spinta dall’istinto e dalla passione, aprì il suo primo negozio. Poi arrivò la maternità – due volte – con tutte le sue meraviglie e tutte le sue esigenze. Chiuse il negozio, sapendo che alcuni sogni dovevano riposare affinché altri potessero crescere. Per un po`, si fece da parte, dedicandosi interamente ai suoi figli. Ma la vita la mise alla prova con un capitolo molto più oscuro: la malattia del marito la lasciò sola con due piccoli e il peso dell’incertezza. In quel momento fragile, in cui molti si sarebbero sentiti persi, Tamara tornò al luogo in cui aveva sempre risieduto la sua forza: le sue mani.
“ Lo sanno e lo dicono. Nella loro vita precedente, diversi maestri Zen sono stati gatti. E’ noto anche che molti altri hanno fatto il percorso al contrario. Dopo aver assunto le sembianze umane, hanno avuto la possibilità di tornare a essere felini. Se nel periodo vissuto da esseri umani avevano maturato un esperienza particolare, questa speciale attività, a quanto pare, non scompare, non del tutto: permane ancora qualcosa nel loro ciclo vitale. Anche questa forma di reminescenza è ben nota. In via San Biagio c’è un felino davvero popolare. La notte spesso dorme in vetrina, tra le maioliche decorate da Dacia , artigiana riservata, silenziosa quanto e forse più di chi la assiste durante il lavoro quotidiano. La simbiosi è perfetta. Sono tanti che fotografano il gatto delle maioliche. E’ ormai consapevole del suo forte richiamo e sembra quasi mettersi in posa, ma con molto distacco rispetto agli sguardi curiosi che di solito lo circondano. I suoi plateali sbadigli, le sue smorfie snob sono eloquenti. Osservandoli di nascosto si vede Dacia che decora sotto gli occhi attentissimi da supervisore del suo gatto Nina. Lo sa bene di essere sotto osservazione, ma sembra contenta. Due fiammelle seguono ogni movimento della mano e del suo naturale prolungarsi in rapide eppure morbide pennellate. Sensazioni nette, il maestro in pelliccia sembra guardare ogni gesto, preciso, misurato, un segnale, una lievissima corrente elettrica non più nascosta tra gli artigli. Bisogna vederli. Stanno creando insieme, quasi trattenendo il respiro. Uno spettacolo, non voluto, ma sicuramente una forma di dialogo unico, silente, potente.
Un’Ode alla Terra, alla Storia e all’Eccellenza dell’Olio Extra Vergine d’Oliva Italiano L’Olio dei Papi nasce dall’incontro armonioso tra una terra generosa, una tradizione agricola secolare e una visione contemporanea dell’eccellenza. È molto più di un semplice olio extra vergine d’oliva: è il racconto autentico di un territorio, il riflesso di una cultura millenaria e l’espressione di un saper fare che si tramanda nel tempo con rispetto, dedizione e rigore. Gli uliveti da cui proviene si estendono tra l’Agro Pontino e il Frusinate, aree storicamente vocate alla coltivazione dell’olivo, dove il clima, il suolo e la sapiente mano dell’uomo creano un equilibrio perfetto. Qui, tra alberi secolari e filari curati con attenzione, le olive vengono raccolte al giusto grado di maturazione e lavorate esclusivamente a freddo, per preservare intatti profumi, aromi e valori nutrizionali.
Nel cuore di Valenza, città simbolo dell’alta gioielleria italiana conosciuta in tutto il mondo, nasce Gioielli Belladonna — una realtà artigianale dove ogni creazione prende forma attraverso tempo, competenza e rispetto per la tradizione. Ogni gioiello è il risultato di un percorso attento e meticoloso: dallo studio del design iniziale, alla prototipazione, dalla selezione delle pietre preziose fino alla finitura finale. Nulla è lasciato al caso. Perché per Belladonna un gioiello non è mai soltanto l’incontro tra metalli preziosi e gemme rare, ma un equilibrio fatto di ricerca, dedizione, precisione e cura assoluta dei dettagli. Questo percorso non sarebbe possibile senza le mani esperte dei maestri orafi, custodi di un sapere che si tramanda da generazioni. È grazie a loro che una tecnica antica continua a vivere, trasformandosi in creazioni contemporanee senza perdere la propria anima. La soddisfazione di chi indossa un gioiello Belladonna è la motivazione più profonda: sapere che ogni creazione racchiude in sé la storia, la cultura e l’eccellenza artigianale di un intero Paese.
Nel cuore della Toscana, terra di artigiani, cavalli, pelle e paesaggi senza tempo, nasce Gemelle Toscane — un progetto che affonda le radici nella storia personale della sua fondatrice. Nata nel 1972, cresce in una famiglia dove il legame con la natura è parte della quotidianità: il padre, guidatore e allevatore di cavalli, le trasmette disciplina, sensibilità e rispetto per ciò che è autentico. Dopo il diploma, e dopo essere diventata madre del suo unico figlio, il suo percorso prende forma nel mondo della moda. Inizia a lavorare come stilista per aziende toscane di abbigliamento, immergendosi nella tradizione manifatturiera della regione. Parallelamente approfondisce gli studi e si specializza come modellista di calzature, sviluppando una conoscenza tecnica solida e una visione creativa personale. Con il passare degli anni cresce in lei una consapevolezza più profonda: l’impatto ambientale dell’industria della moda e la necessità di creare oggetti diversi. Nasce così il desiderio di valorizzare materiali nuovi ma provenienti da deadstock, trasformando eccedenze in risorse, spreco in possibilità.
Alcune tradizioni appartengono a un luogo. Altre appartengono a una famiglia. La storia di Russo Cammei appartiene a entrambe. Tutto ebbe inizio nel 1896, quando Nunzio Russo Senior aprì il suo primo laboratorio a Napoli. In una città che da secoli custodisce alcune delle più raffinate espressioni dell’artigianato italiano, Nunzio dedicò la propria vita all’arte orafa e alla realizzazione di montature per cammei, creando opere che riflettevano non le mode del momento, ma il proprio gusto, la propria sensibilità e il proprio rispetto per la bellezza. Con il passare degli anni, affiancato dal figlio Ciro, perfezionò la propria tecnica fino a specializzarsi nelle preziose montature che ancora oggi accompagnano e valorizzano i cammei più raffinati. Da quel momento, la storia dell’azienda e quella della famiglia divennero una sola. Generazione dopo generazione, il sapere si è tramandato attraverso le mani e gli occhi di chi ha dedicato la propria vita a quest’arte. Negli anni Sessanta furono Renato e Nunzio Junior a raccogliere il testimone. Oggi, grazie a Marco e Ciro Russo, questa tradizione continua a vivere, mantenendo intatto il rispetto per le lavorazioni storiche e aprendosi allo stesso tempo all’innovazione. Dalla nuova sede presso il Centro Orafo OROMARE di Marcianise, Russo Cammei guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. Le celebri montature Romana, Filigrana ed Etrusca continuano a essere realizzate con la stessa cura che ha reso la famiglia Russo un punto di riferimento nel mondo del cammeo italiano. Ma la vera eredità di Russo Cammei non è fatta soltanto di oro, argento o conchiglie incise. È fatta di conoscenza. Per questo motivo nasce nel 2017 la Russo Academy, un progetto che rappresenta forse la più grande espressione della filosofia della famiglia. Ospitata nello storico Palazzo del Corallo, l’Accademia accoglie giovani apprendisti e aspiranti artisti, offrendo loro l’opportunità di imparare direttamente dai più importanti maestri incisori e orafi del territorio. Qui, il sapere passa da maestro ad apprendista come avviene da secoli. Tecniche antiche vengono preservate, interpretate e tramandate alle nuove generazioni affinché un patrimonio culturale unico non venga mai perduto.
lcune persone imparano la moda. Altre hanno il privilegio di viverla mentre nasce. La storia di Enrico Leonardelli appartiene a questa seconda categoria. Nato a Milano negli anni Sessanta, Enrico cresce in una città che stava cambiando il modo in cui il mondo avrebbe guardato all’Italia. Erano gli anni della celebre "Milano da bere", un periodo di straordinaria energia creativa in cui moda, musica, televisione e design si incontravano dando vita a una nuova idea di eleganza italiana. Fu in quegli anni che nacquero i grandi nomi destinati a diventare icone internazionali. Giorgio Armani, Gianni Versace, Gianfranco Ferré, Moschino, Krizia, Ottavio e Rosita Missoni. Passeggiare nel centro di Milano o tra le vetrine di Via Montenapoleone significava assistere, quasi ogni giorno, alla nascita della moda italiana contemporanea. Per Enrico quella non era soltanto una città. Era una scuola. La passione per l’eleganza nasce anche grazie alla madre, profondamente innamorata della moda e convinta che il modo di vestirsi fosse una forma di rispetto verso sé stessi. Fin da ragazzo trascorreva interi pomeriggi osservando le vetrine, studiando tessuti, colori, proporzioni e dettagli. Ogni nuova collezione rappresentava una lezione, ogni boutique un luogo dove imparare. Contemporaneamente cresceva un’altra passione destinata ad accompagnarlo per molti anni: la musica. Moda e musica, nella Milano degli anni Ottanta, parlavano la stessa lingua. Le grandi riviste raccontavano entrambe, mentre le prime top model diventavano protagoniste non soltanto delle passerelle, ma anche dei videoclip che avrebbero segnato un’intera generazione. Erano gli anni in cui artisti come George Michael, con il celebre Freedom! ’90, trasformavano la moda in un fenomeno culturale globale. Quasi naturalmente, Enrico iniziò il proprio percorso professionale nel mondo musicale. Dopo le prime esperienze come pubbliche relazioni nei locali milanesi, entrò nel settore discografico come promotion manager, collaborando per quasi vent’anni con alcune delle più importanti case discografiche italiane e internazionali. Un’esperienza che gli permise di conoscere da vicino artisti, creativi e professionisti che hanno contribuito a definire un’epoca. Nel 2003 comprese che quel capitolo stava giungendo al termine.